Con l’avvio del nuovo anno prende forma il futuro della pensione anticipata in Italia, segnato dalla probabile cessazione della Quota 103.
Il governo Meloni, in carica dal 2022, sta infatti valutando l’introduzione di una versione rinnovata e più sostenibile di questa opzione, denominata Quota 41 flessibile, che sarà centrale nella riforma previdenziale che si discuterà nella prossima Legge di Bilancio.
Introdotta nel 2023, la Quota 103 ha rappresentato un meccanismo innovativo per favorire la pensione anticipata, combinando l’età anagrafica e gli anni di contribuzione per raggiungere un punteggio pari a 103 (62 anni di età più 41 anni di contributi). Questa misura ha permesso a molti lavoratori di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro rispetto ai tradizionali requisiti della pensione di vecchiaia, fissata a 67 anni nel 2025.
Tuttavia, la Quota 103 ha mostrato limiti significativi, soprattutto per il ricalcolo integrale dell’assegno pensionistico con il sistema contributivo, che ha spesso comportato una riduzione della pensione anche del 15-20%. Per questo motivo, il Governo sta progettando di sostituirla con una formula più equilibrata: la Quota 41 flessibile.
Questa nuova misura manterrebbe il requisito contributivo di 41 anni, ma introdurrebbe un limite anagrafico minimo a 62 anni per i lavoratori non appartenenti alle categorie protette, come disoccupati di lunga durata, invalidi civili o chi svolge lavori usuranti. Inoltre, la penalizzazione sull’assegno pensionistico sarebbe più contenuta, stimata attorno al 2% per ogni anno di anticipo rispetto all’età ordinaria di pensionamento.
Un elemento di grande rilievo è l’introduzione, per la prima volta nel sistema previdenziale italiano, di un criterio legato all’indicatore ISEE: i lavoratori con un ISEE inferiore a 35.000 euro annui potrebbero essere esentati dalle penalizzazioni, garantendo loro una pensione piena anche in caso di uscita anticipata. Questa soluzione mira a tutelare i redditi più bassi, evitando che la pensione anticipata diventi un privilegio riservato solo a chi ha maggiori risorse economiche.
Requisiti aggiornati e confronto con la pensione di vecchiaia
Nel 2026, per accedere alla pensione anticipata con le regole attuali, i lavoratori devono aver maturato almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi, con la possibilità di cumulo dei periodi assicurativi versati presso diverse gestioni previdenziali (AGO, Gestione Separata, ecc.). La decorrenza della pensione varia a seconda del settore e della gestione previdenziale, con finestre che vanno dai sette ai nove mesi dalla maturazione dei requisiti.
Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, nel 2025 il requisito è fissato a 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, con l’ulteriore condizione nel sistema contributivo di percepire una pensione annua lorda almeno pari al valore dell’assegno sociale (circa 7.000 euro annui). L’età pensionabile è soggetta a incrementi automatici in base all’aspettativa di vita, quindi dal 2027 è previsto un ulteriore innalzamento progressivo.
Un confronto importante riguarda la possibilità di andare in pensione prima con la pensione anticipata: chi ha iniziato a lavorare in giovane età (ad esempio a 20 anni) può accedere alla pensione anticipata prima del compimento dell’età di vecchiaia, mentre chi ha iniziato a lavorare più tardi potrebbe trovarsi a dover aspettare di più per la pensione anticipata rispetto alla pensione di vecchiaia.

Pensione anticipata flessibile e possibilità di anticipo con la previdenza complementare (www.aerobus.bo.it)
Accanto a Quota 103 e Quota 41 flessibile, resta attiva la possibilità di accedere alla pensione anticipata flessibile secondo le norme vigenti per il 2024 e 2025, che prevedono il requisito minimo di 62 anni di età e 41 anni di contributi, con finestre di attesa variabili a seconda del settore lavorativo.
Inoltre, si conferma un importante ruolo per la previdenza complementare, con strumenti specifici come la RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata), che consente di anticipare l’erogazione del fondo pensione fino a cinque anni prima del pensionamento di vecchiaia, a determinate condizioni di disoccupazione. Dal 2025 è possibile anche utilizzare la rendita del fondo pensione per raggiungere il requisito minimo di importo pensionistico necessario per accedere alla pensione anticipata contributiva, aumentando così la flessibilità nell’uscita dal lavoro.
Cos’è la Quota 103 e quali saranno i suoi sviluppi nel 2026 (www.aerobus.bo.it)






