Dopo ore seduti in volo, il corpo chiede attenzione. Alcuni movimenti mirati possono fare la differenza appena atterrati.
Scendere da un aereo, soprattutto dopo un volo lungo, è spesso accompagnato da una sensazione difficile da ignorare. Il corpo appare rigido, le gambe pesanti, la schiena indolenzita. Anche quando la mente è già proiettata verso la vacanza o gli impegni da affrontare, il fisico sembra aver bisogno di un tempo di riassestamento. Non si tratta solo di stanchezza, ma di una risposta naturale a ore trascorse in posizione statica, con spazi ridotti e movimenti limitati. È proprio in questo momento che entra in gioco lo stretching da atterraggio, una pratica semplice ma preziosa per riprendere contatto con il proprio corpo e prepararlo a muoversi di nuovo con fluidità.
Perché lo stretching dopo il volo aiuta davvero il corpo
Durante un viaggio in aereo, soprattutto sui voli a lungo raggio, i muscoli restano inattivi per periodi prolungati. Gambe, schiena e fianchi sono costretti in una posizione piegata che ostacola la normale circolazione e favorisce tensioni e irrigidimenti. Secondo la personal trainer Kelsey Wells, intervenire subito dopo l’atterraggio con movimenti lenti e controllati permette di ridurre questi effetti e di accelerare il recupero fisico. Non si parla di allenamenti intensi o di esercizi complessi, ma di gesti essenziali che aiutano il corpo a “svegliarsi” gradualmente.
Lo stretching lento ha un ruolo chiave in questo processo. Favorisce il rilassamento dei muscoli contratti, migliora il flusso sanguigno e sostiene la fase di ripristino dopo l’immobilità. È un modo per comunicare al corpo che il periodo di inattività è terminato e che può tornare a muoversi in sicurezza. Questo approccio risulta particolarmente utile per evitare dolori che, se ignorati, rischiano di accompagnare le prime ore o i primi giorni di viaggio.
Alcuni movimenti si rivelano particolarmente efficaci perché coinvolgono le zone più sollecitate durante il volo. La schiena, ad esempio, beneficia di esercizi che alternano estensione e flessione, come il classico movimento noto come “gatto-mucca”. Questo tipo di stretching aiuta a sciogliere la colonna vertebrale e a ridare elasticità ai muscoli dorsali. Allo stesso modo, l’apertura del torace in posizione eretta, con le mani intrecciate dietro la schiena, contribuisce a contrastare la postura chiusa mantenuta a lungo sul sedile.

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Anche i fianchi e le anche meritano attenzione, perché restano piegati per ore e tendono a irrigidirsi. Un allungamento controllato dell’anca, con una gamba avanti e l’altra piegata, favorisce una sensazione immediata di sollievo e migliora la mobilità. In tutti questi movimenti, la respirazione gioca un ruolo fondamentale. Inspirare ed espirare profondamente aiuta a rilassare ulteriormente i muscoli e rende lo stretching più efficace.
Dedicare pochi minuti a questi esercizi subito dopo l’atterraggio può cambiare radicalmente il modo in cui si affronta l’inizio di un viaggio. Il corpo risponde meglio, la sensazione di pesantezza diminuisce e ci si sente più pronti a camminare, esplorare o semplicemente godersi l’arrivo. Un piccolo gesto, spesso sottovalutato, che può fare una grande differenza nel benessere complessivo dopo un volo.
Stretching da atterraggio: i movimenti essenziali per riattivare il corpo dopo un volo - aerobus.bo.it






