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Pensioni, se nel 2026 non superi questo importo puoi chiedere i nuovi bonus

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L’Inps ha fissato i nuovi importi: oltre al trattamento minimo salgono bonus, soglie e integrazioni legate al reddito.

Dal 1° gennaio 2026 la soglia della pensione minima viene aggiornata e fissata a 611,85 euro mensili, pari a 7.954,05 euro annui. A comunicarlo è stata l’Inps con la circolare n. 153 del 19 dicembre 2025. Un dato che può sembrare tecnico, ma che ha ricadute molto pratiche: da questo valore dipendono integrazioni economiche, bonus e agevolazioni destinati a chi ha pensioni basse. La cifra minima aggiornata rappresenta infatti la base per stabilire l’accesso a cinque misure diverse, tra cui l’aumento al milione, la rivalutazione straordinaria, l’importo aggiuntivo di dicembre (il cosiddetto bonus tredicesima) e il nuovo mini-aumento previsto dalla legge di Bilancio. Alcune spettano in automatico, altre vanno richieste. E il calcolo cambia anche in base al reddito familiare.

Come funziona l’integrazione al minimo e chi deve fare domanda

Nel 2026 chi riceve una pensione sotto i 611,85 euro mensili può ottenere un aumento mensile fino a questa cifra, ma solo se ha almeno un contributo versato prima del 31 dicembre 1995. È il requisito principale per rientrare nel sistema misto o retributivo, condizione indispensabile per accedere all’integrazione al trattamento minimo. Chi è titolare di una pensione contributiva pura, cioè calcolata solo con i versamenti successivi al 1996, non ha diritto all’integrazione, anche se l’assegno è inferiore alla soglia fissata.

Conta anche il reddito personale. L’aumento pieno si applica se si rimane sotto i 7.954,05 euro annui. Se si supera questa cifra, ma si resta entro i 15.908,10 euro, l’aumento viene riconosciuto in forma ridotta, proporzionalmente alla differenza. Nel caso di pensioni liquidate dal 1994, entra in gioco anche il reddito del coniuge: l’integrazione è piena se il reddito familiare non supera 31.816,20 euro annui, parziale fino a 39.770,25 euro.

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Come funziona l’integrazione al minimo e chi deve fare domanda – aerobus.bo.it

Chi rientra in queste soglie deve presentare domanda all’Inps. Il diritto non viene riconosciuto in automatico, ma va richiesto tramite i servizi online, contact center o patronato. Se i requisiti erano presenti anche negli anni precedenti, è possibile ottenere fino a cinque anni di arretrati, un dettaglio che in molti ignorano.

Il calcolo della quota spettante in forma parziale si effettua sottraendo il reddito complessivo dal limite stabilito, dividendo poi la differenza per 13 mensilità. Il risultato determina l’aumento mensile, che viene sommato alla pensione base fino al tetto massimo previsto.

Rivalutazione straordinaria, incremento al milione e bonus di dicembre: cosa spetta davvero

Oltre all’integrazione classica, nel 2026 è confermata la rivalutazione straordinaria dell’1,3% per tutte le pensioni inferiori al trattamento minimo, indipendentemente dal sistema contributivo. Vale anche per chi non ha diritto all’integrazione e viene applicata automaticamente, senza bisogno di alcuna richiesta. L’aumento effettivo dipende dall’importo percepito: più è basso l’assegno, più ridotto sarà l’aumento in euro.

Tra le misure più rilevanti resta in vigore l’incremento al milione, cioè l’aumento introdotto nel 2001 per i pensionati con assegni molto bassi. Nel 2026 la soglia raggiungibile è 748,29 euro al mese, dato dall’importo minimo (611,85 euro) più una maggiorazione di 136,44 euro. Spetta dai 70 anni, ma si può anticipare a 65 se si hanno almeno 25 anni di contributi, con scalino di un anno ogni cinque anni in più.

Il diritto è legato anche al reddito complessivo: l’aumento pieno si riconosce fino a 9.690 euro annui individuali o 16.735 euro coniugali. Oltre queste soglie, l’importo viene tagliato in modo proporzionale. Anche in questo caso serve fare domanda, con possibilità di recuperare arretrati entro cinque anni.

A chi già beneficia dell’incremento al milione, nel 2026 verrà riconosciuto automaticamente un aumento aggiuntivo di circa 20 euro mensili, che porta il totale della maggiorazione a 156,44 euro. Il nuovo importo complessivo arriva così a 768,29 euro al mese, sempre nei limiti reddituali previsti.

A dicembre è previsto anche un bonus una tantum di 154,94 euro, noto come importo aggiuntivo o bonus tredicesima. Spetta per intero se la pensione annua non supera 7.954,05 euro. Se si è tra questa soglia e gli 8.108,99 euro, l’importo è ridotto e si calcola sottraendo quanto percepito alla soglia massima. Anche qui conta il reddito complessivo: 11.931,08 euro per single, 23.862,15 euro per coniugati. Il bonus non si applica a prestazioni assistenziali o non previdenziali.

Tutte le prestazioni legate alla pensione minima 2026 formano un pacchetto articolato, con regole diverse e requisiti precisi, ma che può fare la differenza per migliaia di pensionati. Alcune voci sono ancora poco conosciute, e senza una domanda formale non vengono mai pagate, nemmeno se spettano.

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