Nel panorama previdenziale italiano, il 2026 conferma la validità di alcune misure di pensionamento anticipate che non prevedono limiti d’età.
Il tema è particolarmente attuale, considerata la complessità del sistema pensionistico e le novità normative e giurisprudenziali degli ultimi mesi. Vediamo nel dettaglio quali sono le opportunità per i lavoratori italiani che puntano a un’uscita anticipata dal lavoro, i requisiti richiesti e le modalità di calcolo dell’assegno pensionistico.
Tra le misure strutturali più rilevanti per il 2026 figura la pensione anticipata ordinaria, introdotta nel 2012 come sostituta della vecchia pensione di anzianità. Questa forma di pensionamento consente di andare in pensione senza il vincolo dell’età anagrafica, purché si raggiungano i requisiti contributivi stabiliti dalla legge.
In particolare, per il 2026, i lavoratori devono aver accumulato 42 anni e 10 mesi di contributi, mentre per le lavoratrici il requisito è di 41 anni e 10 mesi. Una recente sentenza della Corte Suprema di Cassazione ha chiarito che, ai fini del raggiungimento di tali soglie, devono essere considerati validi anche i contributi figurativi, come quelli relativi a periodi di malattia o disoccupazione, superando così l’orientamento precedente dell’INPS che richiedeva almeno 35 anni di contributi effettivi. Questo significa che anche chi non ha versato contributi per un periodo continuativo di 35 anni, ma ha accumulato contributi figurativi, può vantare il diritto alla pensione anticipata ordinaria.
Va precisato che la decorrenza del trattamento pensionistico è soggetta a una finestra mobile di tre mesi dalla data in cui si maturano i requisiti contributivi.
Quota 41 precoci: flessibilità per categorie specifiche
Un’altra misura senza limiti di età, valida anche nel 2026, è la cosiddetta Quota 41 precoci. Questa possibilità è riservata a lavoratori che abbiano maturato almeno 41 anni di contributi, di cui almeno 12 mesi versati prima del compimento del 19° anno di età, anche se non consecutivi. Tuttavia, la quota 41 non è aperta a tutti, ma esclusivamente a determinate categorie:
- Lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti, che abbiano svolto tali mansioni per almeno 7 degli ultimi 10 anni o 6 degli ultimi 7 anni di lavoro;
- Invalidi civili con un grado di invalidità riconosciuto pari o superiore al 74%;
- Disoccupati, che abbiano concluso il periodo di percezione della Naspi da almeno tre mesi;
- Caregivers, ovvero soggetti che convivono da almeno sei mesi con un familiare affetto da invalidità grave e che ne prestano assistenza.
Anche per questa misura è prevista una finestra di attesa di tre mesi tra il raggiungimento dei requisiti e l’effettiva decorrenza della pensione.

Opzione Donna 2026: aggiornamenti e requisiti per le lavoratrici- Aerobus.bo.it
Sul fronte delle misure temporanee, la Legge di Bilancio 2025 ha confermato la proroga di Opzione Donna, una formula che permette alle lavoratrici di anticipare l’uscita dal lavoro con un ricalcolo contributivo integrale della pensione. I requisiti per accedervi nel 2026 rimangono:
- almeno 35 anni di contributi;
- un’età minima di 61 anni, riducibile di un anno per ogni figlio fino a un massimo di due anni (quindi 60 anni con un figlio, 59 con due o più figli).
L’accesso è limitato a determinate categorie, tra cui:
- Caregivers, che assistono da almeno sei mesi un familiare convivente con handicap grave;
- donne con invalidità civile pari o superiore al 74%;
- lavoratrici licenziate o dipendenti di aziende in crisi, che possono accedere anche a 59 anni di età, indipendentemente dal numero di figli.
Da ricordare che per Opzione Donna la pensione viene ricalcolata con il sistema contributivo, di conseguenza l’importo dell’assegno risulterà in genere inferiore rispetto ad altre modalità di pensionamento. Inoltre, è previsto un periodo di attesa (finestra mobile) di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome, prima che l’assegno sia erogato.
Calcolo della pensione: sistema misto e contributivo
Per le pensioni anticipate ordinarie e la quota 41, il calcolo dell’assegno pensionistico avviene con un metodo misto. I periodi di lavoro svolti fino al 31 dicembre 1995 sono valutati secondo il sistema retributivo, basato sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro, mentre i contributi versati successivamente a tale data sono calcolati con il sistema contributivo, che considera il montante contributivo accumulato.
Un’eccezione riguarda i lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: per loro il sistema retributivo si applica fino al 31 dicembre 2011, consentendo quindi un calcolo più favorevole per la pensione.
Pensione anticipata ordinaria: nessun limite anagrafico, ma contributi elevati (www.aerobus.bo.it)






