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Meta sotto accusa, guadagna miliardi con le pubblicità truffa: nessuno controlla davvero

meta accusata di truffaMeta sotto accusa, guadagna miliardi con le pubblicità truffa: nessuno controlla davvero - aerobus.bo.it

Dubbi pesanti sul modello di business di Meta: tra controlli aggirati e annunci sospetti, emergono numeri che fanno riflettere.

Negli ultimi anni le piattaforme digitali sono diventate il cuore pulsante della pubblicità globale. Ma dietro la promessa di trasparenza e sicurezza, qualcosa sembra non funzionare come dovrebbe. Un’inchiesta recente ha riacceso i riflettori su Meta, la società che controlla Facebook e Instagram, mettendo in discussione l’efficacia dei controlli sulle inserzioni pubblicitarie e il reale impegno nella lotta alle truffe online. Le cifre emerse sono enormi e il meccanismo descritto solleva interrogativi che vanno ben oltre il mondo dei social.

Meta sotto accusa: ecco cosa sta emergendo dall’inchiesta

Secondo una vasta indagine condotta da Reuters, Meta avrebbe guadagnato negli anni miliardi di dollari grazie alla diffusione di pubblicità truffaldine sulle proprie piattaforme. Annunci ingannevoli, spesso legati a falsi investimenti, prodotti inesistenti o frodi finanziarie, che continuano a raggiungere milioni di utenti nonostante le promesse di maggiore sicurezza.

L’aspetto più critico non riguarda solo la presenza di queste inserzioni, ma il presunto sistema che permetterebbe loro di aggirare i controlli. Stando alle ricostruzioni, nel solo 2024 una parte rilevante dei ricavi pubblicitari di Meta sarebbe arrivata proprio da annunci fraudolenti, pari a una quota significativa del fatturato complessivo.

Di fronte alle pressioni di governi e autorità di regolamentazione, alcuni Paesi avevano chiesto misure più severe, come la verifica dell’identità degli inserzionisti prima della pubblicazione degli annunci. In una fase iniziale, Meta avrebbe effettivamente introdotto controlli più stringenti, riuscendo a ridurre sensibilmente il numero di pubblicità truffa. Un risultato che sembrava indicare una svolta concreta.

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Meta sotto accusa: ecco cosa sta emergendo dall’inchiesta – aerobus.bo.it

Tuttavia, secondo l’inchiesta, questa linea sarebbe stata progressivamente abbandonata. I sistemi di verifica sarebbero stati ridimensionati, riportando la situazione a livelli simili a quelli precedenti. Una scelta che, secondo i critici, potrebbe essere legata all’impatto negativo che i controlli avevano sui ricavi pubblicitari.

Il nodo centrale dell’indagine riguarda l’utilizzo della cosiddetta “Ad Library”, il database pubblico che raccoglie tutte le inserzioni attive sulle piattaforme Meta. Questo strumento, nato per favorire la trasparenza, sarebbe diventato paradossalmente il punto debole del sistema. Le autorità, concentrando i controlli proprio su quel database, utilizzerebbero specifiche parole chiave per individuare le truffe.

Secondo Reuters, Meta avrebbe identificato questi schemi di controllo, intervenendo solo sugli annunci che contengono determinate parole considerate “sensibili”. In questo modo, migliaia di pubblicità truffaldine formulate con termini diversi continuerebbero a circolare senza ostacoli, generando profitti enormi.

Il risultato sarebbe un sistema che appare regolato in superficie, ma che lascia ampi spazi di manovra agli inserzionisti fraudolenti. Un equilibrio delicato tra conformità formale e interessi economici, che alimenta dubbi sulla reale efficacia delle politiche di tutela degli utenti.

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