Dal set ai centri d’accoglienza, ecco dove va il cibo preparato a MasterChef: non finisce nei rifiuti, ma in mense solidali e strutture per chi ha davvero bisogno.
Tra prove a tempo, piatti gourmet e urla in cucina, MasterChef Italia continua a macinare ascolti. Il talent culinario più seguito del Paese non mostra solo sfide gastronomiche, ma lascia spesso una domanda sospesa tra gli spettatori: che fine fa tutto quel cibo? Vaschette di ingredienti, piatti non assaggiati, interi menu scartati. Con ore e ore di registrazione, ogni puntata genera inevitabilmente una quantità enorme di avanzi, che non può essere semplicemente buttata.
Il format, nato in Gran Bretagna nel 1990 e sbarcato in Italia nel 2011, ha costruito attorno a sé una macchina produttiva imponente. Ogni stagione coinvolge decine di concorrenti, chef professionisti, tecnici e produttori. Ma dietro la spettacolarità della gara, la gestione del cibo avanzato è un tema concreto, spesso ignorato dal grande pubblico.
La risposta non è scontata, e anzi — per una volta — racconta una buona pratica. Perché il cibo di MasterChef non finisce nella pattumiera. Da oltre dieci anni, infatti, la produzione collabora con Last Minute Market, un’organizzazione che si occupa di recupero e redistribuzione alimentare. E i numeri sono significativi.
Una rete silenziosa che trasforma gli scarti in pasti solidali
Dal 2013 a oggi, grazie alla collaborazione con Last Minute Market, MasterChef ha donato oltre 45 tonnellate di cibo. Un volume che impressiona, se si considera che parliamo di alimenti freschi, preparati con cura e spesso scartati per ragioni televisive, non qualitative. Gli ingredienti ancora integri, ma non utilizzati nelle prove, così come i piatti cucinati e non consumati, vengono recuperati e destinati a realtà del sociale.

Una rete silenziosa che trasforma gli scarti in pasti solidali (Fonte Sky) – aerobus.bo.it
Il progetto è costruito con precisione logistica: ogni giorno di registrazione, i volontari di Last Minute Market raccolgono gli avanzi direttamente sul set. Il materiale viene poi smistato verso diverse associazioni benefiche che operano nel territorio milanese, dove vengono girate le puntate. Tra queste c’è l’Opera Cardinal Ferrari, che ogni giorno fornisce pasti a studenti fuori sede, lavoratori precari, famiglie in difficoltà economica, pazienti ospedalieri e anziani soli. Un’altra parte delle donazioni raggiunge centri d’accoglienza per donne vulnerabili, spesso in collaborazione con il Comune di Milano.
Nulla viene lasciato al caso. I cibi vengono selezionati secondo criteri igienico-sanitari precisi, seguendo la normativa sulla sicurezza alimentare. I piatti donati non sono assaggiati né dai giudici né dai concorrenti, e il loro stato di conservazione è controllato in ogni passaggio.
Il messaggio è chiaro: ridurre lo spreco si può, anche quando si produce spettacolo. La televisione, spesso criticata per eccessi e finzione, in questo caso diventa strumento di redistribuzione reale, senza clamore.
Spreco alimentare, emergenza vera (e gesto simbolico concreto)
La scelta di non sprecare il cibo cucinato in trasmissione assume oggi un valore ancora più forte, in un periodo in cui milioni di persone — in Italia — faticano ad affrontare la spesa quotidiana. Tra rincari e inflazione, anche un piatto semplice può diventare un lusso. E il fatto che uno show di successo scelga di devolvere parte della sua abbondanza a chi ha poco, non è solo gesto simbolico, ma scelta di campo.
I giudici stessi — Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli — sono spesso protagonisti di interventi contro lo spreco. Durante le puntate non è raro vederli richiamare i concorrenti su questo tema, invitandoli a gestire gli ingredienti con rispetto, senza eccedere nelle dosi né buttare ciò che può essere usato. È un messaggio che arriva anche a casa, nei gesti di chi, guardando MasterChef, si ritrova a pensare a quanto cibo finisce nei rifiuti ogni giorno nelle nostre cucine.
Quello che accade dietro le quinte — lontano dalle telecamere e dai piatti impiattati con precisione millimetrica — è una forma di educazione civica che merita attenzione. Non viene sbandierata in prima serata, non viene trasformata in contenuto virale, e forse anche per questo è più autentica. Perché il rispetto verso il cibo passa anche da qui: sapere dove va a finire quello che non viene servito, e decidere di non ignorarlo.
Intanto, le nuove puntate di MasterChef sono pronte a partire. Con nuove storie, nuove ricette, nuove prove. Ma anche con lo stesso silenzioso impegno: trasformare gli avanzi in risorse, non in scarti.
MasterChef, non lo immagineresti mai: che fine fa (davvero) il cibo dopo la puntata (Fonte Sky) - aerobus.bo.it






