Le abitudini di guida quotidiane possono rivelare indizi nascosti su patologie neurologiche gravi come la demenza.
Negli ultimi anni, infatti, studi scientifici hanno approfondito il legame tra il modo di guidare e i primi segnali di declino cognitivo, con risultati che potrebbero rivoluzionare la diagnosi precoce di queste malattie. Tra le forme di demenza più studiate vi è la demenza frontotemporale (FTD), recentemente finita sotto i riflettori per la diagnosi della star di Hollywood Bruce Willis.
Una ricerca pubblicata sulla rivista Neurology ha evidenziato come alcuni comportamenti alla guida, apparentemente innocui, siano associati a problemi cerebrali emergenti. In particolare, l’evitare viaggi notturni, percorrere meno spesso strade sconosciute o ridurre il numero complessivo di spostamenti in auto può essere un campanello d’allarme precoce per un declino cognitivo.
Lo studio, condotto su 298 persone di età pari o superiore a 65 anni, ha mostrato come cambiamenti nello stile di guida, quali la guida a velocità ridotta o le curve affrontate troppo rapidamente, siano correlati a un maggior rischio di sviluppare demenza in futuro. Circa 56 partecipanti sono stati identificati con qualche forma di compromissione cognitiva.
Gli autori sottolineano che “i biomarcatori digitali derivati dal comportamento di guida possono rappresentare uno strumento promettente per l’identificazione precoce del declino cognitivo”, aprendo la strada a nuove strategie di monitoraggio e intervento personalizzato per prolungare la sicurezza alla guida negli anziani.
Tecnologia e intelligenza artificiale per la diagnosi precoce
Un precedente studio del 2021, pubblicato su Geriatrics, ha confermato la relazione tra dati di guida e rischio di demenza, utilizzando modelli di apprendimento automatico con una precisione dell’88% nella previsione del compromesso cognitivo lieve (CCL) o della demenza. Elementi come la frequenza di viaggi entro un raggio di 24 chilometri, la durata delle tratte e il numero di frenate brusche si sono dimostrati indicatori efficaci.
La ricerca si è basata sul progetto LongROAD, che ha monitorato per quattro anni circa tremila conducenti. Nonostante la promettente affidabilità del modello, gli scienziati evidenziano la necessità di dati più numerosi per rendere il sistema pienamente robusto. Si ipotizza che in futuro queste tecnologie possano essere integrate in applicazioni smartphone o sistemi veicolari per monitorare in tempo reale la funzionalità cognitiva dei guidatori.
La demenza frontotemporale: un nemico silenzioso e precoce
Tra le patologie neurodegenerative più gravi e meno conosciute vi è proprio la demenza frontotemporale (FTD), una malattia progressiva che colpisce soprattutto la fascia d’età compresa tra i 55 e i 65 anni. Nel marzo 2022, Bruce Willis ha reso pubblico il suo ritiro dalle scene a causa di un iniziale quadro di afasia, poi evoluto in diagnosi di FTD, sancendo l’attenzione mediatica su questa malattia rara ma devastante.
La FTD si manifesta con alterazioni della personalità, del comportamento e del linguaggio, mentre la memoria viene colpita in misura minore rispetto all’Alzheimer. La degenerazione interessa prevalentemente i lobi frontali e temporali del cervello, causando difficoltà comunicative, perdita di controllo emotivo e compromissione delle funzioni esecutive.
Dal punto di vista genetico, circa metà dei casi di FTD ha una componente ereditaria, con mutazioni frequenti localizzate nel cromosoma 17q21-22 che coinvolgono la proteina tau, fondamentale per la stabilità dei microtubuli neuronali. Attualmente non esistono cure risolutive, ma terapie di supporto mirano a gestire i sintomi e rallentare la progressione.
In Italia, l’Associazione Italiana Malattia Frontotemporale (AIMFT) si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica e di supportare i pazienti e le loro famiglie, promuovendo la diagnosi precoce e la ricerca scientifica.

Implicazioni per la salute pubblica e la sicurezza stradale(www.aerobus.it)
Questi studi sottolineano l’importanza di considerare il comportamento di guida come una finestra privilegiata sulla salute neurologica degli anziani. La guida responsabile non è solo una questione di sicurezza stradale, ma può diventare uno strumento di sorveglianza sanitaria per individuare precocemente disturbi cognitivi che altrimenti rimarrebbero invisibili fino a fasi avanzate.
L’integrazione di sistemi digitali nei veicoli e l’uso di applicazioni intelligenti per il monitoraggio potrebbero trasformare la pratica clinica, consentendo interventi tempestivi e personalizzati. Questo approccio innovativo si inserisce in un contesto più ampio in cui la tecnologia digitale si fa alleata nella lotta contro le malattie neurodegenerative.
Abitudini di guida come segnali di compromissione cognitiva (www.aerobus.it) 






