Economia

Addio pensione di invalidità? Parte il collocamento mirato: cosa cambia in base alla percentuale

pensione minimaLe prestazioni economiche legate alla disabilità: un quadro articolato - Aerobus.bo.it

L’addio alla “pensione di invalidità” come unica prestazione economica apre la strada a un modello più articolato.

Questo cambiamento normativo e operativo, ormai consolidato, interessa migliaia di persone e ridefinisce i confini tra assistenza economica e politiche attive per l’occupazione.

Il sistema italiano non contempla un’unica pensione di invalidità, ma una molteplicità di benefici differenziati in base alla percentuale di disabilità riconosciuta dalle commissioni medico-legali e a specifici requisiti reddituali. È un aspetto fondamentale per comprendere come la normativa definisce i diritti e le opportunità delle persone con disabilità.

  • Per chi ha una percentuale di invalidità compresa tra il 74% e il 99%, è previsto un assegno mensile di assistenza. Si tratta di una prestazione assistenziale, non contributiva, erogata subordinatamente al rispetto di limiti di reddito e alla condizione di non svolgere attività lavorativa. Questo strumento garantisce un sostegno minimo a chi ha una riduzione significativa della capacità lavorativa.
  • Diversa è la pensione di inabilità civile, destinata a chi presenta una disabilità totale, cioè pari al 100%. Anche questa prestazione è soggetta a limiti reddituali e tutela chi è considerato completamente inabile al lavoro.
  • Accanto a queste forme di sostegno esistono benefici indipendenti dalla percentuale di invalidità, come l’indennità di accompagnamento, che si riconosce a chi necessita di assistenza continua o non può deambulare autonomamente, senza vincoli reddituali.

Questo sistema dimostra come la percentuale di disabilità incida profondamente sulla tipologia di tutela economica, ma non esaurisca le possibilità di protezione e inclusione. È infatti possibile che il riconoscimento sia temporaneo e soggetto a revisione.

Revisione delle percentuali e passaggio al collocamento mirato

Nel caso in cui dopo una revisione sanitaria la percentuale di disabilità venga ridotta al di sotto delle soglie previste per continuare a ricevere le prestazioni assistenziali, non si verifica un’interruzione totale delle tutele. Il venir meno dell’assegno o della pensione comporta un diverso inquadramento della persona nel sistema di protezione, che può tradursi nell’accesso a strumenti di politica attiva del lavoro, come il collocamento mirato.

Introdotto dalla Legge n. 68 del 1999, il collocamento mirato rappresenta oggi un cardine per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, andando oltre il modello assistenziale tradizionale. È un complesso di strumenti giuridici e tecnici finalizzati a valorizzare le capacità residue, le competenze professionali e le condizioni personali di ciascun individuo.

L’iscrizione al collocamento mirato è possibile a partire da una percentuale di disabilità pari almeno al 45%, anche quando non si ha diritto a sussidi economici. La normativa prevede una valutazione personalizzata, l’individuazione di mansioni compatibili e, dove necessario, l’adattamento del posto di lavoro.

pensione minima come richiederla

Le prestazioni economiche legate alla disabilità: un quadro articolato – Aerobus.bo.it

La legge impone ai datori di lavoro pubblici e privati obblighi specifici di assunzione, proporzionati alle dimensioni dell’organico. Per esempio, aziende con un numero minimo di dipendenti sono tenute a riservare una quota di posti per lavoratori iscritti nelle liste del collocamento mirato.

Sono altresì previsti incentivi economici e forme di sostegno per facilitare l’inserimento stabile e duraturo delle persone con disabilità nel mercato del lavoro. Questa impostazione mira a superare una visione esclusivamente assistenziale, promuovendo la partecipazione attiva e la dignità professionale.

I Centri per l’impiego e gli uffici dedicati al collocamento mirato, diffusi su tutto il territorio nazionale, offrono servizi di orientamento, supporto e consulenza per agevolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in modo mirato e personalizzato.

Categorie e documentazione per accedere al collocamento mirato

Possono iscriversi al collocamento mirato, oltre alle persone con disabilità fisiche, psichiche o sensoriali con almeno il 45% di invalidità, anche altre categorie protette, quali invalide del lavoro con grado superiore al 33%, non vedenti, sordomuti, invalidi di guerra e vittime del terrorismo, tra gli altri.

La documentazione richiesta varia a seconda della categoria di appartenenza, ma generalmente comprende documento d’identità, codice fiscale, certificazioni mediche originali o autocertificate e, se posseduti, titoli di studio o qualifiche professionali.

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